La natura nel cuore

La Rigoni di Asiago svolge attività di produzione e commercio nel mercato alimentare proponendo prodotti esclusivamente provenienti da agricoltura biologica. Alla tradizionale produzione di miele, l'azienda ha affiancato con successo la marmellata Fiordifrutta, il dolcificante naturale DolceDì, la crema di nocciole Nocciolata e la frutta pronta all’uso Fruttosa. La RdA lavora nella natura e con la natura. Scegliere il biologico, di produrlo come di mangiarlo, significa, di fatto, conservare nel tempo le risorse della natura. Significa pensare a noi stessi e al futuro delle nostre generazioni. La Rigoni di Asiago questa scelta l'ha fatta molti anni fa.
Concorso Fruttosa, Fiordifrutta, DolceDì, Miele, Nocciolata

Vinci il benessere con
Rigoni di Asiago

Roberto Costa, photo


 

Roberto Costa, fotografo secondo natura

“Tutto parte dalla mia grande passione per gli animali”: Roberto Costa ad Asiago è nato, è cresciuto, ha tirato su una famiglia e ha coltivato questa sua passione viscerale alimentandola con una macchina fotografica. Prima, quando lavorava all’Enel, fotografava nel tempo libero. Oggi, che è in pensione, lo fa tutti i giorni. I soggetti? L’altipiano di Asiago, la sua natura, la sua flora, la sua fauna. Soprattutto la fauna. Da quarant’anni, quando Costa si mette al collo la reflex (“…niente digitale, tengo duro…”) è per andare là dove sa lui. Dove ha il capanno, dove c’è da allestire un appostamento, dove ha disseminato semi ed altro con lo scopo di attirare gli animali. Per studiarli, per capirli, per confondersi con loro, per fotografarli. Con discrezione, con costanza, con dedizione totale. Roberto Costa di ogni prato, di ogni bosco, di ogni anfratto dell’altipiano conosce i segreti, perché lì c’è stato di notte e di giorno, col sole e con la pioggia. Lì ha scattato migliaia di foto. Lunghe attese per cogliere il momento, l’attimo, la luce giusta. Sempre da solo. Spiando con il corpo supino sulla neve, mimetizzato tra gli arbusti. Ascoltando se stesso e la natura. Per ore, per giorni, per anni.
“Per 35 anni ho preso le ferie a maggio – racconta -. Dall’una di notte, per ore ed ore vivevo nel nascondiglio dentro la neve. All’erta. In quel periodo i galli forcelli maschi duellano tra loro per contendersi la femmina con la quale poi si accoppieranno”.
Roberto degli animali e degli uccelli dell’altipiano ne conosce ogni specie, ogni spostamento. Dove si radunano, dove si nutrono, dove crescono.
Ogni suo scatto è ammirazione per loro. E’ per una natura indispensabile al respiro di tutti noi. Quarant’anni di foto. E’ una storia dietro ogni foto. Unica. Sua. Come quella volta dei picchi neri.
“Di solito i picchi neri non fanno il nido sui larici. Quella coppia di picchi pensò bene di rompere le consuetudini. Lo scoprii per caso. Il nido stava sul tronco a nove metri da terra. Decisi di aspettare il periodo in cui sarebbero nati i piccoli, per non recare danno. Poi scalando l’albero di fronte visionai la situazione. Mi assicurai al tronco con un cinturone e mi celai sotto un mantello mimetico, finché si abituarono alla mia presenza. Mi accettarono. Rimasi quindici giorni su quell’albero, da mattina a sera, finché non ripresi i due piccoli picchi sporgersi con la testa dal buco nel tronco per ricevere l’insetto dal becco dei genitori”.
Come quella volta delle aquile.
Roberto Costa“Un’emozione enorme. Ero in giro giù per i canaloni a fotografare i camosci, quando vidi una coppia di aquile che volteggiava disegnando cerchi nel cielo. La seguii con lo sguardo sparire dentro la crepa di una roccia. Crepa che divenne obiettivo delle mie osservazioni. Le due aquile andavano e venivano con regolarità.
Lì dentro, forse, avevano preparato il nido, pensai! Poi si fecero vedere all’esterno sempre più raramente. Stavano covando, realizzai. La crepa si allungava su una parete a strapiombo di circa 150 metri. Non volevo disturbare. Trovai una crepa nella roccia e mi infilai per fotografare, nascondendomi con dei rami. Avrei potuto farmi più sotto, ma decisi di stare lì, rispettoso della loro privacy. Quando un’aquila uscì dalla crepa e tornò poco dopo con una preda tra gli artigli capii che il piccolo era nato. Le prede (marmotte, lepri alpine, galli forcelli e pernici bianche) avevano tutte le teste mozzate. Nonostante fotografassi ben nascosto e da lontano, l’occhio acutissimo mi aveva notato e prese a volteggiare sopra di me, per farmi capire che sapeva. Grandi virate di ali ai miei occhi. La salutai con una mano.
Lei si allontanava come avesse fiducia, la salutavo di nuovo, così per giorni. Diventò un rituale. Un rituale che mi autorizzava a stare lì a fare da spettatore. L’aquilotto cominciò a sporgersi dalla crepa. Il mio obiettivo, a quel punto, diventò riprendere il suo primo volo. Un giorno arrivai all’appostamento e rimasi colpito da un pigolio vivace, continuo. Udivo, ma non vedevo il piccolo. Compresi che non era più nel nido, ma giù per i dirupi della Valsugana. Aveva già compiuto il suo primo volo. Lo sentivo tra i larici. All’improvviso arrivò la madre che con due virate fece ombra dappertutto planando poi a terra. Immediatamente partì il concerto. Un concerto amoroso: l’aquilotto che pigolava, la mamma che rispondeva al richiamo. Due tonalità diverse: leggera e discreta la prima, forte e autoritaria la seconda. Il concerto durò parecchi minuti. Ero fortemente emozionato ed incredulo. L’aquila, una volta rassicurato il piccolo, lo invitò a seguirla e si alzarono in volo. Davanti ai miei occhi presero quota e se ne andarono sparendo dietro uno spuntone di roccia. Investito dalla luce calda della sera, mi toccai ripetutamente il viso per sincerarmi. No, non era un sogno…”.
Come quella volta in cui rischiò di congelare.
“Quindici di gennaio, venticinque gradi sotto zero, dentro la neve aspettavo che si rifacesse viva una volpe che giorni prima, col binocolo, avevo visto fare delle cose impressionanti su un pendio innevato. Fissava immobile il terreno, poi si ingobbiva e, come un nuotatore, si gettava di scatto a testa in giù dentro la neve, più volte. Finalmente capii quando la vidi uscire dalla neve con un’arvicola (piccolo topo) in bocca. Erano giorni che l’aspettavo al varco, invano. Dopo cinque ore decisi di tornare a casa. Faceva troppo freddo, ma restai ancora un po’. Troppo. Nel freddo polare, sentii i piedi e le mani prossime al congelamento. Tengo sempre una candela nello zaino, l’accesi, mi tolsi gli scarponi e li riscaldai un po’. Massaggiai ripetutamente mani e piedi senza ottenere alcun risultato. Lentamente uscii e mi avviai verso il luogo dove avevo parcheggiato l’auto. Arrivai a stento, affaticato, preoccupato. Mi infilai in macchina e velocemente ripresi la via di casa, accesi il riscaldamento sperando di riacquistare sensibilità, ma mani e piedi rimanevano come anestetizzati.
Percorsi una decina di chilometri che mi separavano dal pronto soccorso dell’ospedale di Asiago. Principio di congelamento, fu la prognosi dei medici. Ancora un po’ in quelle condizioni e non sarei più riuscito a muovermi…”.
Per ogni foto una storia. Roberto Costa muove diapositive sul tavolo luminoso e snocciola ricordi.
Racconta l’altipiano. Racconta la vita. La vita della natura che diventa la sua vita, ricordandoci che è anche la nostra vita.
Per questo va protetta.

 

Roberto Costa ha pubblicato due libri fotografici “L’Altipiano delle meraviglie”, con prefazione di Mario Rigoni Stern, e “Altopiano, cuore della natura”, quest’ultimo con la collaborazione della Rigoni di Asiago.

 

Portfolio

Fotografie copyright di Roberto Costa. Ogni tipo di riproduzione è vietata.
Per informazioni contatta Roberto Costa al suo indirizzo mail: robertocosta.asiago@gmail.com

 
Ciliegi in Autunno Pecore in Autunno Cervo sulla neve
Ciliegi in fiore Cinciallegra Civetta capogrosso
Larici Larici e neve Malga Fassa
Marmotta Pernice bianca Porta Manazzo
Pozza d'alpeggio Primula tirolese Tarassaco Camporovere
Tarassaco Camporovere Tramonto Tramonto invernale
Volpacchiotto    


12 commenti

12 commenti
  • Roberto Gatti 17.10.2011 ore 17:07

    Ciao, sono stato di recente ad Asiago e se guardi la mia foto del profilo di facebook sono proprio sotto una tua foto…..ho visto le altre e ti faccio i complimenti!


  • Roberto Prota 17.09.2011 ore 17:18

    Ho acquistato L’Altipiano delle Meraviglie
    ancora una volta complimenti a Costa e naturalmente al grande Stern!


  • Andrea Rigoni 29.05.2011 ore 23:36

    Ciao Roberto, grazie di tutto, anche a nome degli asiaghesi. No, Roberto Costa non organizza corsi fotografici. Dobbiamo accontentarci di ammirare le sue bellissime fotografie. Grazie.


  • Roberto Prota 29.05.2011 ore 23:35

    Complimenti per le fotografie, la passione, complimenti alla natura e complimenti agli abitanti dell’altopiano perchè nel tempo hanno saputo mantenere integre le loro terre e le loro montagne.

    Non rimane altro che tornare in vacanza ad Asiago e godersi anche quest’anno un rinnovato spettacolo paesaggistico.

    Chiedo direttamente a Roberto se organizza corsi di fotografia, anche per principianti.


  • Andrea Rigoni 09.05.2011 ore 09:42

    Risponde Roberto Costa.
    “Ciao Mauro, io uso abitualmente una Canon 5D Mark II digitale con due obiettivi Canon: un 300 mm e un 500 mm. Ho anche una Canon analogica Eos, ma trovare qualche laboratorio che sviluppa ancora le diapositive è sempre più difficile. “Sfrutto” un mio amico che se le sviluppa in casa. Grazie”.


  • mauro 09.05.2011 ore 09:41

    Complimenti! una domanda vorei sapere che obiettivi servono per fare delle belle foto come le tue? Oltre la passione!


  • Ugo Dal Broi 26.01.2011 ore 20:09

    Davvero foto speciali!


  • Andrea Rigoni 09.12.2010 ore 20:28

    Grazie Elisa :-)


  • Elisa 09.12.2010 ore 20:26

    che belle foto! sono capitata qua grazie alla cinciallegra… :) complimentissimi


  • Federica 04.09.2010 ore 14:54

    Volevo congratularmi per le bellissime foto. Le ho appese nello studio, in questo modo mi sembra di tornare sui monti!


  • Andrea Rigoni 07.08.2010 ore 15:45

    Grazie Antonietta, gireremo i tuoi complimenti al fotografo e amico Roberto Costa. Ciao.


  • antonietta 07.08.2010 ore 15:43

    belle foto, sembrano cartoline, ti fanno venire voglia di andare in quei posti.
    complimenti



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