La natura nel cuore
Benritrovati,
un caro amico asiaghese mi ha fatto un dono prezioso. Cinque fotografie riguardanti Asiago, e in particolare la zona di via Oberdan, vale a dire dove c’era l’abitazione di nostra nonna Elisa (colei che darà poi il via all’attività apistica) e di nostro nonno Antonio, laddove oggi la Rigoni di Asiago ha il suo moderno centro direzionale, scattate durante la Prima guerra mondiale. Precisamente nel 1916, quando gli austroungarici entrarono ad Asiago. Sono foto importanti e rarissime, perché ritrovare documentazioni di Asiago durante la Prima guerra è tutt’altro che facile.
Vorrei condividere con voi questo brandello di storia. Una storia che riaffiora sempre ad Asiago. Nelle persone, nei luoghi, nella memoria collettiva.
L’Altopiano di Asiago è stato travolto direttamente dagli eventi della Prima guerra mondiale. Il 15 maggio 1916, nel corso della Strafexpedition (quasi un milione di uomini in armi, fra combattenti e relativo supporto logistico, la più grande battaglia di montagna mai combattuta dall’uomo), l’esercito austroungarico sfondò improvvisamente sul fronte trentino.
Il 20 maggio il conflitto con gli italiani si infuocò all’estremità occidentale dell’Altopiano dei Sette Comuni e velocemente dilagò, facendolo diventare per due anni un enorme e tremendo campo di battaglia.
A fine giugno Asiago era ormai una città abbandonata alle fiamme.
Nell’estate del1918 Asiago era ormai rasa al suolo dalle granate austriache, ma anche da quelle italiane che rispondevano dall’altra parte del fronte. Solo il 2 novembre di quell’anno tutto l’Altopiano dei Sette Comuni venne completamente liberato.
Nel frattempo nonna Elisa, nonno Antonio e i loro 9 figli erano stati sfollati nel Varesotto. E lì il nonno trovò la morte. Non riuscì a coronare il suo grande desiderio: tornare ad Asiago.
Le foto che mi sono state donate e che pubblico sono state scattate, in più periodi, ma verosimilmente in primavera, da militari austroungarici entrati ad Asiago nel 1916.
Foto 1: in primo piano c’è via Oberdan, sulla sinistra, la casa di nonna Elisa. Lì oggi sorge la moderna struttura centrale della RdA. Sulla destra ci sono i resti di un’altra casa. Anche quella era della famiglia Rigoni. In seguito venne abbattuta. Come si può vedere meglio nella foto 2, più ravvicinata verso il campanile, dove i resti non ci sono più.
Foto 2: si vede bene il campanile di Asiago semidistrutto. Il militare austriaco che scattò questa foto scrisse, come si può leggere, a mo’ di didascalia, “Campanella”. Nello squarcio sul campanile, infatti, è distinguibile una campanella con una scala che si inerpica. Questa annotazione fa pensare che quella lassù fosse la postazione di un cecchino austriaco.
Foto 3: è stata scattata da via Mulche, nella parte sud di Asiago. In lontananza si vede chiaramente il fumo dei bombardamenti. Il campanile a destra è ancora più distrutto rispetto alle foto precedenti.
Foto 4: il campanile adesso è prossimo alla distruzione totale, la foto è stata scattata dall’altezza dell’attuale campo di calcio. Il torrente (Pack, ruscello in cimbro) in primo piano all’epoca scorreva fino dentro il paese, come si può vedere nell’immagine. In epoca successiva è stato incanalato sulla destra, per alimentare l’acquedotto del paese. Il caseggiato sull’estrema destra, visibile solo per metà, è l’abitazione Rigoni della foto 1.
Foto 5: in questo scatto si può osservare che la cupola del Duomo di Asiago è ancora intatta. Non ci resterà per molto. La foto è stata scattata dall’altezza del laghetto Lumera. Sulla destra, nascosta dall’erba del prato, c’è via Oberdan, ovviamente sterrata, e la casetta sulla destra del secondo palo è la casa di nonna Elisa. E’ ancora integra, ma successivamente verrà rasa al suolo anche lei. I pali servivano per accumulare il fieno raccolto. Si vede ancora fumo post bombardamento nella parte nord del paese.
Queste foto il mio amico le ha trovato a Graz, in Austria, in un negozio-bazar di reperti storici.
A presto, ciao.
Andrea














