La natura nel cuore
Oggi cedo la parola a mio fratello Antonio che ha una bella storia di orsi e di miele da raccontarvi. Una storia di montagna.
Una sera della scorsa settimana ero invitato a cena da Giuseppe Pesavento, appassionato apicoltore di Asiago. Prima di metterci a tavola, Bepi mi porta a vedere il suo “regno”, in Contrada Bosco. Trenta arnie al limitare del bosco. Non faccio in tempo a riflettere sul fatto che le ombre dell’imbrunire rendevano magica quella visione, che Bepi sbotta: “Sono due sere che l’orso mi mette tutto sottosopra!”.
A questo punto, devo aprire una parentesi. Da mesi sull’Altopiano di Asiago viene avvistato a più riprese un orso. Alcuni ben informati dicono che sono addirittura due. C’è chi l’ha visto (primo avvistamento a Roana, in Valdassa). C’è chi ha fotografato le sue impronte in località Val Lastaro. Di certo c’è che la Forestale ne ha individuato uno da tempo. Un giovane maschio di tre anni, e l’ha pure “schedato”: KJ2G2.
In paese i codici piacciono poco, e all’orso è stato dato un nome vero e proprio: Nuvoletta. Perché va e viene…
Questo è l’orso a cui si riferiva Bepi. Il quale mi porta verso le casette e mi racconta che durante la prima visita Nuvoletta aveva rovesciato gran parte degli alveari facendosi una scorpacciata di miele e di api (pure quelle si mangia…).
Nella seconda scorribanda Nuvoletta aveva in pratica replicato la baraonda della sera precedente. Bilancio: distrutte 8 famiglie di api e altrettante danneggiate.
Insomma, l’Orso con il miele ci dava dentro. Apprezzava! E Bepi contava i danni…
A quel punto l’amico era corso ai ripari, recintando l’area occupata dagli alveari con un filo perimetrale attraversato da corrente elettrica (autorizzato dalla Provincia).
La terza sera c’ero anch’io. Bepi era nervoso a cena. Non si era tranquillizzato neanche con le scariche elettriche. E ne aveva ben donde…
Intorno alle 22 usciamo di casa e andiamo verso gli alveari in auto. Quando i fanali inquadrano l’area, Bepi si rende conto che qualcosa non va.
“Dietro la baracca con le arnie vuote, verso il bosco, c’è qualcosa”, sussurra preoccupato indicandomi il punto.
Dopodiché attiva un grande faro supplementare che tiene in auto e illumina a giorno la zona. Così vediamo l’orso. Vediamo Nuvoletta, che caracolla verso il bosco. Dietro è marrone. E’ un orso bruno alpino. Improvvisamente si ferma e si gira verso di noi. Gli occhi sono rossi fiammeggianti. Distinguo chiaramente il colore sotto il collo: grigiastro. Significa che ha più di tre anni, prima il collare è bianco. Sarà alto circa 80 cm. Si rigira. Perentoriamente scavalca con un solo passo un muretto di sassi e si infila nella boscaglia. Il potente faro di luce lo cerca, ma non lo trova più. Dileguato. Rimango di stucco. La sua velocità di movimento è stata impressionante. Più rapido di un gatto. Alla faccia di chi descrive l’orso come un animale lento, ingombrante. Non è così. Guardinghi, io e Bepi cerchiamo di capire.
Intanto, l’orso si era infilato bellamente sotto il filo elettrico.
Bepi mi spiega che probabilmente il folto pelo dell’animale aveva fatto da isolante.
“La scossa la prende solo se tocca il filo col naso…”.
Bepi decide di stare lì tutta la notte. Io torno a casa. Mi racconterà il mattino dopo che l’orso due ore dopo era tornato, spuntando dal bosco. Aveva buttato giù un po’ di casse nella baracca e quando Bepi aveva segnalato la sua presenza riaccendendo il faro si era nuovamente dileguato.
Per il resto della notte, Bepi era riuscito a vedere altre due volte l’orso. O meglio, un altro orso, perché, a suo dire, quest’ultimo era più piccolo e meno veloce.
Fatto che accrediterebbe la tesi dei due orsi bruni presenti sull’Altopiano.
Nuvoletta ha un complice, insomma.
Una cosa è comunque certa. Hanno gli stessi gusti alimentari: vanno pazzi per miele e… api. Il povero Bepi, invece, non dorme più. Passa le notti a sorvegliare le sue arnie. E se gli capita di addormentarsi, sogna orsi. Orsi e miele….
A presto, ciao.
Antonio

Delizioso il racconto di Antonio, tra le righe ci si legge tanto amore per gli animali (che condivido) anche quando fanno danni economici come al povero Bepi, l’amore e il fascino che alcuni esseri umani provano per loro non ha confini. Grazie è stata una lettura che mi ha riempito il cuore. Lauretta