La natura nel cuore
La Rigoni di Asiago da sempre vive nella natura e si batte perché la natura resti incontaminata. Con questo presupposto, l’azienda impiega tutti gli strumenti possibili perché i suoi processi produttivi industriali siano ecocompatibile. E bisogna dire che le politiche di risparmio energetico e di impatto non negativo sull’ambiente adottate finora hanno dato ottimi risultati.
Siccome il tema è più che mai di attualità, entriamo nel discorso con Antonio Rigoni (foto sotto il titolo), direttore tecnico e responsabile del settore Ricerca & Sviluppo, nonché esponente della famiglia proprietaria della RdA.
- Antonio, dove inizia l’impegno della Rigoni di Asiago verso l’ambiente?
“Inizia con l’agricoltura biologica, una causa che abbiamo sposato nel lontano 1992, quando in Italia eravamo davvero in pochi ad essere convinti che l’agricoltura doveva cambiare strada. Il biologico coinvolge anche l’ambiente. Mangiare biologico non significa esclusivamente mangiare più sano, ma significa anche contribuire a salvaguardare la natura. L’agricoltura biologica, infatti, risparmia energia rispetto a quella convenzionale, tutela l’ambiente, non utilizzando pesticidi tossici e fertilizzanti che rovinano il suolo e inquinano l’acqua e l’aria, e mantiene il livello di sostanza organica nel terreno. Non utilizzando prodotti chimici inquinanti, minori quantità di nitrati e fosforo raggiungono la falda freatica. Inoltre, la filtrazione dell’acqua è migliore nei sistemi biologici. L’agricoltura bio, infine, può sostenere un livello molto maggiore di biodiversità, con grande vantaggio per le specie che hanno subito significative riduzioni”.
- Poi la Rigoni di Asiago cosa ci mette di suo?
“Cerchiamo di ridurre al minimo i consumi di energia con processi di produzione a bassa temperatura ed economizziamo l’acqua tenendola in circuiti chiusi. Tutti accorgimenti che sembrano marginali, ma che si traducono in risultati importanti”.
- Ma c’è anche la cogenerazione…
“Sì, nel nostro stabilimento produttivo di Foza i cicli tecnologici sono alimentati da un cogeneratore a gas metano. Intanto il metano consente un minor consumo energetico, il rendimento è superiore e “sporca meno”, perché il gas, miscelandosi perfettamente con l’ossigeno dell’aria, brucia totalmente. Inoltre, produciamo energia elettrica che consumiamo subito, senza le dispersioni dovute al trasporto. Mi spiego. Il motore fa girare un alternatore che produce energia elettrica, mentre dal suo raffreddamento si ricava acqua calda e dai fumi della combustione si produce vapore. Energia elettrica, acqua calda e vapore vengono immediatamente utilizzati nei processi produttivi.
- Progetti in corso?
“Nel centro logistico di Albaredo d’Adige stiamo installando pannelli solari perfettamente inseriti nella struttura del tetto. Potremo così produrre fino a 120 Kwh di energia elettrica. Inoltre, è allo studio un interessante progetto con l’università La Sapienza di Roma. Riguarda il recupero dei principi attivi contenuti negli scarti della lavorazione dei piccoli frutti”.
- I principi attivi sappiamo che hanno effetti benefici per il nostro organismo, ma questo cosa c’entra con l’ambiente?
“C’entra, c’entra… Perché gli scarti in questione invece di smaltirli come rifiuti vengono in parte recuperati e riutilizzati. Meno prodotto smaltito significa una riduzione degli sprechi e un minor consumo di energia”.
- E c’è dell’altro, vero?
“Forse è prematuro parlarne, ma visto che abbiamo già firmato un preaccordo possiamo accennarne. Abbiamo aderito al programma Carbomark della Regione Veneto e della Regione Friuli Venezia Giulia. Ha lo scopo di compensare le emissioni in atmosfera di gas ad effetto serra dando l’opportunità di acquistare quote, o crediti, di carbonio. La compravendita avviene soprattutto con i comuni proprietari dei boschi. In poche parole, si compensa l’emissione di anidride carbonica impegnandosi a conservare il patrimonio boschivo equivalente ai crediti acquistati per almeno 20 anni. Ma non, ad esempio in Amazzonia, bensì qui nel nostro territorio, dove possiamo verificare il tutto. Inoltre, il Carbomark prevede che venga svolta un’indagine sull’impatto ambientale della nostra attività produttiva. Così facendo, al termine della stessa verrà stabilita quant’è la nostra emissione di Co2 e, oltre ad acquistare crediti di compensazione, individueremo le nostre aree di miglioramento. L’obiettivo, quindi, è di incidere definitivamente sui nostri processi industriali per ridurre al massimo gli effetti negativi sull’ambiente. Il risultato finale sarà che in un prossimo futuro il consumatore acquisterà i nostri prodotti definiti “a impatto zero”. Ed è lì che vogliamo arrivare…”.
Intervista realizzata dall’Ufficio stampa Rigoni di Asiago

Mi auguro, che molte aziende seguano il vostro esempio. Ed anche i semplici cittadini perchè per quanto riguarda il risparmio energetico siamo molto indietro. Lo stato non ci aiuta granchè. Ma mi auguro ancor di più che si ritorni al “biologico nel piatto” e ci si rifiuti di comprare cibo straniero. Io mangio solo cibi di stagione e locali.