La natura nel cuore

La Rigoni di Asiago svolge attività di produzione e commercio nel mercato alimentare proponendo prodotti esclusivamente provenienti da agricoltura biologica. Alla tradizionale produzione di miele, l'azienda ha affiancato con successo la marmellata Fiordifrutta, il dolcificante naturale DolceDì, la crema di nocciole Nocciolata e la frutta pronta all’uso Fruttosa. La RdA lavora nella natura e con la natura. Scegliere il biologico, di produrlo come di mangiarlo, significa, di fatto, conservare nel tempo le risorse della natura. Significa pensare a noi stessi e al futuro delle nostre generazioni. La Rigoni di Asiago questa scelta l'ha fatta molti anni fa.
Concorso Fruttosa, Fiordifrutta, DolceDì, Miele, Nocciolata

Vinci il benessere con
Rigoni di Asiago


Continuiamo con la serie di interviste curate dal nostro Ufficio stampa. Si tratta di ritratti-interviste dei collaboratori di RdA. Tocca a Maurizio Benetti, dell’amministrazione. Gli spetta per diritto di… anzianità. A giorni, infatti, andrà in pensione. Dopo 26 anni passati alla Rigoni di Asiago.
Scheda

Nome: Maurizio
Cognone: Benetti
Età: 63 anni
Stato civile: sposato, due figli
In RdA dal: 1984
Incarico alla RdA: contabilità, amministrazione

Il 30 giugno, cioè a fine mese, Maurizio Benetti andrà in pensione. Ha 63 anni, 26 dei quali passati alla Rigoni di Asiago. E’ arrivato che la RdA era un’attività artigianale. Se ne va lasciando un’azienda leader. In questi anni è successo di tutto. E lui c’era. Sempre.
- Maurizio, come inizia la tua storia con i fratelli Rigoni?
“Ero giovane, un diploma in ragioneria e un’esperienza lavorativa prima alla Fada, dal 1967, poi alla Distilleria Rossi, dal 1981, sempre ad Asiago, dove sono nato ed ho sempre vissuto. Nell’ottobre 1984 sono stato assunto qui per seguire la contabilità. Ci sono rimasto 26 anni, sempre lavorando in amministrazione”.
- Quando sei arrivato, cos’era la Rigoni di Asiago?
“Intanto, si chiamava Apicoltura Rigoni snc. C’erano Andrea Rigoni, Antonio e il loro cugino Mario. Del vertice aziendale, rimasto inalterato nel corso degli anni, mancava solo Luigi, in quanto all’epoca era un ragazzino, andava a scuola e veniva nei pomeriggi e d’estate a dare una mano. In più, alcuni dipendenti che facevano un po’ di tutto. Devo però far osservare che io non sono il più “vecchio” d’assunzione qui alla Rigoni di Asiago. Mi batte, ma è arrivato solo qualche mese prima…, Giuseppe Rigoni, l’autista del nostro mezzo di trasporto. Una volta ritirava le materie prime, e quant’altro serviva per la produzione, e consegnava la merce ai clienti o agli spedizionieri convenzionati, adesso fa principalmente la spola tra Foza e Albaredo d’Adige, dove abbiamo il centro di stoccaggio. La sede nel 1984 erano le due palazzine di via Oberdan ad Asiago che da alcuni anni sono state completamente ristrutturate e ampliate diventando centro direzionale. Siamo sempre stati qui. Quando si dice che la Rigoni di Asiago è nata nella natura e continua a vivere nella natura si dice una cosa esatta… Lo stabile di destra, dove oggi c’è l’entrata, era composto da due piani. Sotto, trovavano posto i macchinari per la produzione e il confezionamento, sia del miele, sia delle confetture al miele. Mi viene in mente una stanza dove c’era la cella di riscaldamento. Il miele arrivava in fusti e veniva portato alla temperatura giusta per essere poi lavorato. Il miele proveniva un po’ dappertutto, anche dalla Russia, ma sempre di qualità selezionata. Nel piano superiore della seconda palazzina c’era la Distilleria Dall’Olio snc, sempre dei fratelli Rigoni, che produceva e commercializzava liquori tipici. Si trattava di un’attività particolare, che richiedeva molta attenzione. Soprattutto perché si aveva a che fare con le imposte sull’alcool. Quindi bisognava tenere registri particolari e contatti costanti con l’Utif, l’Ufficio tecnico imposte fabbricazione. Ricordo grandi registri a fogli verticali. Tutto da compilare a mano, ovviamente. Nello stabile di sinistra, invece, c’erano due uffici, uno per me e uno per Andrea Rigoni, e lo spaccio. Vendevamo al pubblico sia il miele, sia i liquori. Ogni tanto qualcuno suonava il campanello all’entrata, mi alzavo dalla scrivania e andavo a servire”.
- I ruoli interni com’erano distribuiti?
“Andrea faceva l’amministratore e teneva i rapporti con le banche, con i fornitori e con i pochi rappresentanti della ditta. Ma aggiornava anche gli ordini e seguiva quello che adesso chiamano il marketing. Antonio curava tutta la parte tecnica, macchinari e prodotti, assieme a Mario. Antonio aveva una vocazione, maturato con gli studi, per i liquori a base di erbe. Passava giornate intere per boschi e prati e tornava facendoci vedere qualche erba o pianta, a noi sconosciute, che aveva raccolto. “Stasera provo a cambiare la ricetta del Kumetto…”, confidava, poi spariva nella distilleria. I prodotti della distilleria che andavano di più erano il Kumetto e l’Amaro Cimbro. Una produzione limitata che andava tutta sul mercato locale e a qualche cliente dell’alta Italia. E’ stata chiusa nel 2006. Richiedeva tempo ed erano state fatte altre scelte imprenditoriali. Io seguivo l’amministrazione dell’Apicoltura Rigoni, Andrea quella della Distilleria Dall’Olio. Tanto per dare l’idea delle dimensioni dell’epoca (Maurizio prende a sfogliare registri e inventari rigorosamente impilati anno per anno, n.d.r.), l’Apicoltura nel 1984 fatturava un miliardo e cento milioni di lire, la Distilleria nel 1985 ha chiuso con un fatturato di 160 milioni di lire”.
- Alveari gestiti dai Rigoni?
“Sì, un centinaio. Tutti qui, sull’Altopiano. D’inverno si portavano in pianura. Poi non c’è più stato il tempo per seguirli”.
- Com’era all’epoca la situazione lavorativa sull’Altopiano?
“L’Apicoltura Rigoni non era di certo un punto di riferimento per il mondo del lavoro. Qui le grandi aziende erano la Fada e la Salca, che fabbricavano mobili in legno e potevano contare su molti dipendenti. La Salca si è poi trasformata in una cooperativa gestita dalle maestranze, la Fada non c’è più e noi siamo diventati la Rigoni di Asiago”.
- Quando si parla della Rigoni di Asiago si cita un’azienda di successo. Mai momenti di difficoltà?
“Certo, ci sono stati, ma i “ragazzi” (Maurizio chiama così i fratelli Rigoni, n.d.r.) hanno sempre saputo trovare la soluzione giusta. Alla fine degli anni Ottanta, ad esempio, il mercato del miele crollò. Loro intuirono che era arrivato il momento di presentare alcuni dei nuovi prodotti sui quali lavoravano da tempo. Ad esempio, la FruttaMiele Rigoni, cioè la marmellata dolcificata col miele, unica nel suo genere. Erano i primi anni Novanta. Fummo i primi in Italia ad inventarci un prodotto del genere, anticipando addirittura una tendenza, quella dei consumi indirizzati verso un’alimentazione più sana e consapevole, che diventerà importante solo negli anni successivi. Poi ci fu la scelta di Foza. La produzione aumentava e, soprattutto, si diversificava. I “ragazzi” capirono che era il momento di rischiare. Qui ad Asiago stavamo stretti, ci voleva più spazio per produrre di più e in condizioni diverse. A Foza individuarono un capannone. Impresentabile. Prima utilizzato da un’azienda metalmeccanica che produceva sedie in acciaio e ferro. Saldavano molto. Tanto che ci trovammo davanti pareti e soffitti anneriti. Il tetto, poi, andava rifatto. In pochi mesi lo stabile venne rimesso a nuovo, si acquistarono nuovi macchinari, arrivarono serbatoi in acciaio inox per il miele, vennero assunti 5-6 dipendenti e a Foza partì il polo produttivo dei Rigoni. Era gratificante, lavoravamo anche oltre l’orario stabilito perché ogni giorno si costruiva qualcosa che ti permetteva di fare un passettino in avanti. Avevamo tanta voglia di fare”.
- La svolta commerciale?
“Non so se si può parlare di svolta. Ma io ricordo distintamente un momento che ho sempre ritenuto centrale nella crescita dell’azienda. Metà degli anni Ottanta. La Esselunga, già allora una potenza della Grande distribuzione organizzata, organizzò nei suoi punti vendita una promozione di una settimana dedicata a prodotti veneti selezionati. C’eravamo anche noi con le nostre tre-quattro varietà di FruttaMiele. Lavorammo giorno e notte per quell’evento. Preparammo anche confezioni particolari, personalizzate. Tanti, tanti vasetti… Mai visti tanti prima… Il risultato fu molto positivo. Vendemmo parecchio e si aprirono canali importanti di commercializzazione con la grande distribuzione. I rapporti si svilupparono, prima con la Esselunga e poi con altri importanti clienti”.
- Ma il cambio di passo arriva con Fiordifrutta…
“Indubbiamente. E tutto nasce dalla continua ricerca dei fratelli Rigoni. La loro è stata una corsa incessante per raggiungere la perfezione. Non erano mai contenti dei loro prodotti. E questo vale anche oggi. C’è sempre stato qualcosa da migliorare. Nella frutta, nel miele come nei processi produttivi. Ad esempio, di FruttaMiele non erano soddisfatti. “Possiamo fare meglio”, mi spiegavano. Il miele come dolcificante non li soddisfaceva. In più il mercato non cresceva. Sperimentarono nuove soluzioni tecniche, finché non scoprirono il succo di mela. Così nacque Fiordifrutta, la marmellata dolcificata col succo di mela. Poi ci fu la svolta biologica, tra i primi in Italia, e l’azienda acquistò anche peso etico. Facevamo una marmellata stupenda e per più con un’agricoltura pulita. Andrea è stato bravo a costruire questo messaggio, rivolto ai consumatori, che nel tempo ha incentivato l’escalation”.
- Sempre nuove idee, quindi. Ma come nascevano?
“Ieri come oggi, da un confronto tra Antonio e Andrea, i fratelli maggiori. Idee che in prima battuta sembravano avventate e che invece poi si dimostravano azzeccate”.
- Ad esempio?
“Ad esempio quando si sono inventati di andare a fare i contadini in Bulgaria. Andrea aveva letto un articolo sul “Giornale di Vicenza” in cui l’ingegnere bulgaro Ilia Nemsky invitava gli imprenditori vicentini ad aprire attività in Bulgaria. Andrea alzò il telefono e nacque l’avventura agricola in Bulgaria con Nemski. Io ero scettico. La terra ai contadini, pensavo. E invece è andata benissimo anche lì. L’idea di comprare o affittare grandi terreni agricoli destinandoli alle coltivazioni biologiche, creando così una filiera tutta RdA, non fu solo innovativa, ma anche vincente. Sono riusciti a fare bene anche i contadini… Ma i “ragazzi” hanno sempre avuto idee brillanti per portare avanti l’azienda nel migliore dei modi”.
- Idee e prodotti di qualità, questa la formula del successo?
“Per dirla in breve, sì. La qualità è sempre stata alla base di tutto. Andrea già quando arrivai io macinava chilometri visitando apicoltori. Cercava la qualità. Questa direttiva comportamentale è sempre stata coerente. Anche quando il mercato consigliava di tenere bassi qualità e prezzo, i “ragazzi” sono andati avanti per la loro strada. Curando il prodotto, ma anche i particolari, come la confezione o l’etichetta. Tutto doveva seguire un filo logico. Ricordo le bottiglie in vetro soffiato e le confezioni per i distillati. Questa cura dei particolari è diventato un elemento distintivo, di riconoscimento per la Rigoni di Asiago”.
- E poi tanto lavoro…
“Tanto, tanto. Però sempre con soddisfazione. I primi a fare sacrifici sono stati i “ragazzi”. Il loro successo è meritato. E continuano a dare molto al territorio”.
- E veniamo alla tua passione per i computer…
Maurizio storce la bocca, sorridendo ironicamente alla provocazione.
“Quando sono arrivato si faceva tutto a mano, tutt’al più adoperavo la macchina da scrivere. Poi è arrivato un primo computer per la contabilità. La diffidenza di allora, l’ho conservata. Non c’è mai stato un bel rapporto tra me e loro… Tanto che tutt’ora uso solo qualche programma di contabilità. Il resto per me è notte fonda. Spesso mi salva ancora la macchina da scrivere elettrica. E’ un’Olivetti che funziona sempre, a dispetto degli anni. Come me…”.
- E adesso arriva la meritata pensione…
“Nel lavoro è necessario studiare, aggiornarsi. Io non ne ho più voglia. Spazio ai giovani, quindi. Anche perché di giovani validi in amministrazione ne sono arrivati. Tocca a loro adesso”.
- E come saranno le tue giornatesenza la Rigoni di Asiago?
“Mah… Ho un nipotino e un cane da portare a passeggio. Poi da trent’anni collaboro con l’unione sportiva Asiago Sci. Lì c’è sempre da fare. Lo sport a casa mia è una passione. Per mio figlio Federico, che ha 24 anni, la passione è diventata quasi un lavoro, visto che è un attaccante dell’Asiago campione d’Italia nell’hockey ghiaccio. Alessandro, invece, gioca a calcio, nel Canove. Insomma, di partite da seguire ne ho un bel po’…”.
Nelle foto: Maurizio Benetti al computer e alla macchina da scrivere elettrica (il diavolo e l’acqua santa…) e alcune testimonianze della contabilità e degli inventari dell’azienda degli anni Ottanta e Novanta.

 

 



2 commenti
2 commenti
  • annamaria 05.07.2010 ore 21:47

    ….che bella intervista al nonno Mauri!!!Direi meritatissima…


  • U.R.C.S. 22.06.2010 ore 16:53

    Beh che dire… un pezzo di storia se n’è andata :-) Ed è proprio un bel Pezzo. CI MANCHERAI



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